Viser innlegg med etiketten Salame. Vis alle innlegg
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lørdag 14. juli 2012

Conflitti generazionali


Oak Town, 2436

Paul Carter aveva una voce grossa da baritono, quando urlava.
La voce di sua madre era invece molto rock. Holden aveva sempre sostenuto che avrebbe potuto fare la cantante professionista.
-Mhmh. Di nuovo?-
Sallie risalì i gradini gongolando e si accomodò sul dondolo accanto a suo padre. Salame le trotterellò dietro.
- Che ha fatto stavolta? Ha toccato di nuovo i suoi attrezzi?-
Holden sospirò. Non sapeva decidere se quello che Paul aveva fatto era più o meno grave rispetto all'episodio citato dalla ragazzina. Più che altro, sua moglie non l'aveva ancora deciso.
- Dici che lo sbatte fuori?- incalzò la giovane con educata curiosità.
- Pare si stia andando in quella direzione.- si sentì di confermare lui altrettanto educatamente.
Rimasero entrambi garbatamente in silenzio.
"Non ti ho cresciuto in questo modo! Non ti ho insegnato a mancare di rispetto a chi"
"Ma quale mancare di rispetto! Sono affari miei e non parlerò di questa cosa con te!"
-Aaaaaahn.- realizzò Sallie. - E' la faccenda di Cecilia.-
La faccenda di Cecilia consisteva in Quinn Thomson che beccava Paul e Cecilia nel granaio più o meno discinti e in atteggiamenti più o meno compromettenti.
Nulla di particolarmente sorprendente. Ogni persona, ogni filo d'erba, ogni steccato, ogni sasso di Oak Town era consapevole del fatto che prima o poi sarebbe successo. Tutti lo immaginavano. Tutti tranne Quinn Thomson.
- La faccenda di Cecilia?- chiese Holden pacatamente allarmato, sperando che ci fosse una spiegazione semplice e tranquillizzante alla consapevolezza serena e scontata di sua figlia.
Sperava tipo che saltasse su e gli dicesse: papà, ho tre anni! Invece, Sallie agitò composta una mano per confermare:
- Beh sì, Cecilia, il granaio, Paul.-
-Tu lo sapevi?- le chiese suo padre sofferente. E intendeva: tu sapevi della faccenda delle api e dei fiori e delle cazzate sulla cicogna? Sentì che stava sudando freddo mentre si chiedeva quando sua figlia avesse smesso di avere tre anni e l'abbuffata di costata di viscide come massima aspirazione esistenziale.
Sallie si strinse nelle spalle e Holden non si azzardò ad approfondire.
"E' la mia vita, per la miseria, fammi respirare!"
"Ti faccio respirare con la testa sott'acqua, magari esce tutta l'aria che hai nella scatola cranica!"
"Sono un adulto, che cavolo!"
"Il fatto che tu sia così grosso non fa di te un adulto! Hai solo le gambe troppo lunghe e le spalle troppo larghe!"
"Oh per la miseria! Per la miseria! Mi pare di sentire Ritter. Avete la stessa testa, la stessa testa!"
"Stai tranquillo che io a differenza di Ritter non sbaglio la mira!"
- Beh...onestamente questa mi sembra un po'  grossa.- commentò Sallie.
Holden fu costretto a dargliene atto. Se Quinn avesse voluto sparare a Paul e colpirlo avrebbe dovuto mirare  verso Jasonville, tipo.
- Non è il caso...che la vai a recuperare? Prima che si faccia male, per il suo bene.- consigliò la ragazzina con buonsenso.
Holden guardò l'orologio.
- Ancora un minuto e ventidue secondi.- spiegò
Sallie annuì e tornarono a godersi la quiete della campagna.
"Vuoi sapere cosa? Se devi rompere così il prossimo anno resto a Gandhi!"
"Sarebbe un sollievo per tutti, staremmo qui tranquilli!"
"Ma non ci verresti mai qui senza di me!"
Sallie e Holden si guardarono. Anche questo lo sapevano tutti i sassi di Oak Town: mamma chioccia non si muoveva senza tutti suoi pulcini. Piuttosto crepava tra quattro mura a Gandhi.
"Io non capisco come tu faccia a non vergognarti!"
"Ma vergognarmi di cosa, di cosa, è la mia vita, non ho fatto niente di"
"Come fai a guardare in faccia  sua madre e suo padre! Siamo amici da una vita e proprio tu"
"Ma suo padre non mi ha mai guardato in faccia figurati se si accorge della differenza!"
Holden prese un sospiro ed entrò in casa allo scadere del tempo.
Salame non ci pensò due volte ad occupare il suo posto sul dondolo
"Non essere irriverente!"
"E questo è essere irriverente! Hai montato un casino da una cosa STUPIDA!"
"Lo vedi che sei immaturo? E' una cosa stupida? E' UNA COSA STUPIDA? " 
" Sì! E sarebbe rimasta stupida se non avessi sputtanato tutto a tutti facendone una questione di stato!"
Holden avrebbe voluto tanto spiegare che non era stata Quinn a raccontare tutto ai genitori di Cecilia: aveva solo il cervello collegato a quello di Eir. Comunque, il tempo stava per finire, non sarebbe servito a niente.
"Una questione di stato? Una questione di stato? Fuori di qui! FUORI DI QUI, ADESSO!"
Tempo scaduto.
Holden attese sulla porta che suo figlio passasse,nero come l'inferno.
Sua moglie lo guardò con aria bellicosa.
-Se l'è cercata.- si giustificò.
Holden non disse niente. Aspettò di vedere la sua espressione afflosciarsi come un palloncino prima di andare in suo soccorso.
-Persi...ma perché lo fai ogni volta se ci stai così male.- la coccolò con dolcezza. Le tolse di mano sia il pane che il burro. Non funzionava neanche con lo stick, con quello che si spalmava senza coltello.
Lei si accartocciò in una faccia da bambina contrita.
-Vallo a prendere.- lo supplicò, come ogni volta.
- Ahm...non per togliere senso al dramma, ma non me ne sono ancora andato.- fece presente Paul affacciandosi sulla porta.
Quinn agitò una mano con indifferenza.
-Vallo a prendere dopo che se ne sarà andato.- corresse, compita.
-Ahm...e...devo sempre sbattere la porta?- volle informarsi suo figlio.
Holden annuì con aria saggia
-Non togliere senso al dramma- gli consigliò.
Paul se ne andò, sbattendo la porta.
Holden spalmò il burro con infinita tenerezza per una moglie infinitamente contrita.

torsdag 14. juni 2012

Vegliare e raccogliere


- Fallo di nuovo e te lo giuro, sei morto.-
Paul Carter era un ragazzo garbato e piuttosto discreto. Crescendo, col passare degli anni, era diventato anche più riflessivo e riservato.
Fu con placida calma che infilò quelle parole nel cervello del tipo che teneva sospeso per il collo contro il muro del saloon.
Pareva non gli costasse la minima fatica.
- Dimmi solo che hai capito, figliodiputtana. Fai un cenno.-
Prima che arrivasse il cenno arrivò un colpo dritto tra le scapole di Paul.
Incassò. Non era forte. Ma conosceva quella mano e si rese conto. Lasciò andare il tipo, che crollò a terra con poca dignità e ancor meno lucidità.
- Fatti. gli.affari. tuoi.-
Cecilia Ritter-Sterling era furiosa. E non ancora sbronza.
Paul sospirò.
-'cilia, avrebbe potuto farti del male.-
- Non.sono. affari tuoi.- respirava dalle narici dilatate.-Decido io come vivere la mia relazione.-
- E' anche affare mio se lui-
-La tua fidanzatina core di Gandhi, è affare tuo.-
Paul Carter sollevò le mani, capitolando.
- Scusa.-
-Va' all'inferno, Carter.-
Lui annuì senza una parola.Ci andò.


Gli altri tre componenti della famiglia Carter alzarono lo sguardo in un movimento sincrono quando Paul rientrò a casa. Nel bel mezzo della mattina, due ore dopo essere uscito.
-Oh- fu tutto il suo saluto. Uscì dalla porta sul retro, diretto in officina.
-....comunicativo come uno scimmione.- rilevò Sallie. Holden le tappò la bocca con una mano e la riportò sulla partitura.
- Questa mi piace, ma questa soluzione non è molto elegante. Fammi sentire di nuovo.- la richiamò al suo compito. Con l'altra mano indicava a sua moglie la porta sul retro.

L'officina era in penombra. Faceva meno caldo, così.
Quinn Thomson trovò suo figlio ad avvitare minuterie al banco, sotto un sistema di ingrandimento.
- E' frustrante.- le disse.
Sua madre avvicinò uno sgabello, assumendosi il ruolo di assistente subalterno.
-Cecilia?-
-Mh. Sta con uno scimmione alcolizzato e violento e-
-Paul-
-Eh-
-Non puoi proteggerla da tutto.-
Paul annuì. Lo imparava a sue spese da una vita. Ma era frustrante.
-....perché no.-
- Perché è la sua vita e deve imparare con l'esperienza.- Quinn Thomson era molto brava con le parole. Con i fatti un po' meno e se avesse potuto nascondere quel ragazzone sotto la sua ala di chioccia l'avrebbe fatto. Non lo avrebbe più restituito al mondo. -...come devi farlo tu.-
-Che culo.-
Quinn rise. Gli passò un cacciavite più idoneo.
- Sanno cavarsela da sole. Da generazioni.- lo tranquillizzò.
Anche Paul sorrise.
- Era così anche con sua madre?- domandò.
Quinn dondolò il capo.
-Più o meno.-
-E' frustrante lo stesso. Non so che fare.-
- Non puoi fare niente. Solo...vegliare da lontano. Ed essere pronto a raccogliere i pezzi quando si romperà.-
Paul posò il cacciavite. La guardò
- Era quello che facevi tu?-
Sua madre sorrise ai suoi capelli biondi tagliati corti, al viso asciutto, agli occhi chiari, alla barba appena accennata, ai baffetti sottili che si ostinava a portare.
- Lei lo ha fatto milioni di volte per me.-
Lui annuì. Cecilia lo aveva fatto milioni di volte per lui.
-Passami tre viti serie Z. - le mostrò una mano, sollevato.


Cecilia Ritter-Sterling aveva ammassato tutti i suoi spigoli nell'angolo più remoto della tenda.
Era dolorosamente lucida e singhiozzava non sapeva più da quanto.
Avrebbe voluto, avrebbe voluto e non avrebbe voluto.
-'cili?-
Quell'idiota lo sapeva che era lì dentro, immaginava si sentisse fino al ponte. Perché accidenti la chiamava?
-Vattene-
Silenzio.
Cerniera.
Paul Carter strisciò dentro sui gomiti con un' espressione comica che ricordava molto quella del suo bovaro di fronte al banco dei salumi. Le fece musetto, batteva le palpebre con fare ruffiano.
Sdraiato sulla pancia, dal ginocchio in giù restava comunque fuori dalla tenda.
Suo malgrado Cecilia rise.
-Idiota - lo apostrofò.
Sentì la sua risata bassa e gutturale mentre la trascinava fuori quasi di peso.
Con pazienza lui si appoggiò alla quercia e lasciò che lei si adagiasse tra le sue braccia. Le strofinava le spalle,le teneva i fianchi fermi con le ginocchia. Le avrebbe impedito di scappare.
-Allora- disse pacato.- Che è successo.-
Cecilia Ritter singhiozzò più forte.
Poi gli raccontò tutto, lo travolse col suo fiume in piena e non dimenticò un particolare.
Alla fine era distrutta, sfinita e sollevata.
Era a casa.
Era l'estate di due anni prima. Era tutto semplice, tutto bello.
Singhiozzò.
-Ebbasta!-
Rise. Sentì anche lui scuotersi piano.
- Te lo ricordi che cosa ci siamo promessi?- disse all'improvviso, svuotando la pira d'ansia in fondo allo stomaco.
- Che alla fine di tutto mi avresti fatto toccare le tette?- lo sentiva ghignare al buio.
Gli colpì una mano, sebbene lui non l'avesse mossa dal suo braccio.
- Sei un bamboccio...-
-...in un corpo enorme. Sì.-
Era una scena che si ripeteva ogni anno.
-Cosa, 'cilia?-
- ...non saremmo mai finiti a fare sesso dopo aver bevuto.-
- Ah. Sì. Vero. - Paul era pensieroso.- ...e neanche da sobri, tipo?- Visto che lo erano entrambi...
Cecilia lo colpì di nuovo e non poté fare a meno di ridere.
-Oh, miseria.- protestò lui. Ma rideva con lei.- Neanche ti sto toccando! - la stringeva coi gomiti, le sventolò le mani davanti al volto, a mo' di farfalla. O di pterodattilo, date le dimensioni.
Rimase in silenzio. Pensava. Pensava. Pensava.
Lui la cullava piano. Senza fretta. Senza...
Lo sapeva. Lo sapevano entrambi.
-Carter.-
-Eh.-
-Finirà così, sputtaneremo tutto, mh?-
Paul Carter rimase in silenzio a lungo.
-Ogni cosa.- promise affondando il naso tra i suoi capelli.

tirsdag 12. juni 2012

Solito posto, soliti amici


Holden Carter leggeva l'Herald nella poltrona che era stata di Paul Thomson  con la sua stessa espressione un po' beffarda e un po' sorniona.
- Di fretta?- domandò con educata curiosità.
Suo figlio si era infilato un panino in bocca per intero. In compenso, non si era ancora infilato del tutto la camicia, ma già era con un piede fuori.
-fefo ddafe, eden fetta-
-Come darti torto.-
-eh, fao!-
-Paul.-
Paul Carter ebbe il buonsenso di interpretare. E di capire che stava per trascorrere le vacanze estive in officina con sua madre.
-Fi-
- Mastica, Paul.-
Paul deglutì anche.
- Sì.-
-Dove stai andando.-
- Jaden. E 'cilia. Al fiume.-
Paul Carter aveva sempre il buonsenso di dimostrarsi collaborativo e di prevenire domande scomode.
-Jaden Hunt?-
-Sissignore, sempre lui.-
-E chi è 'cilia?-
La domanda era arrivata dall'ingresso.
I due Carter si guardarono con espressione sconfitta.
-L'inquisizione.-
-Paul-lo ammonì suo padre.
-Voglio solo sapere chi è questa 'cilia.- Quinn Thomson allargò le braccia con fare innocente.- Stava per chiedertelo tuo padre.-
-Sì, ma lui non è così rompip-
-Come dici?-
-Niente, dicevo che non la conosci, non è di qua.-
Quinn Thomson aggrottò la fronte, Holden sospirò e tornò a sollevare l'Herald. Non sarebbe finita tanto presto. Soprattutto se sua moglie si metteva a fare la madre-amica.
-Beh, magari conosco il nome, se mi dici come si chiama...-
Appunto.
-Dai, non lo so, mamma, devo andare, Jade aspetta.-
- Non voglio che frequenti persone che abbiano una brutta influenza su di te. Dimmi chi è questa tipa, quanti anni ha, chi sono i genitori, o non esci di qua.-
Appunto.
Holden sperò di essere fagocitato dalla poltrona e di non essere chiamato in causa, per una volta.
- Il gruppo sanguigno ti serve? Le mando un cortex con la scheda da compilare.-
-Paul-
Lo avevano richiamato in sincrono entrambi i genitori. Quella di sua madre era un'ammonizione, quella di suo padre una preghiera.
Paul Carter pensò alla tenda, alla bottiglia, al saloon e a tutto il resto ed ebbe il buonsenso di prevenire scomode puntate in quei territori paludosi.
- Ha la mia età, è una normale, sta qua in vacanza, tipo, non lo so, mi pare si chiami Ritter, non beve, non si droga e ogni tanto dà una mano a Saint Quentin. Posso frequentarla senza rischi?- aveva mentito su metà degli argomenti e inventato l'altra metà. Avrebbe dovuto dirlo a Cecilia, per precauzione.
-Ritter.-
-Sì, mi pare-
-Cecilia Ritter.-
-Sì, posso andare?-
Paul era già con un piede sui gradini. Holden aveva messo via l'Herald e guardava sua moglie con aria curiosa.
-Vengo anche io.-
-Ma mamma! In quest'epoca uno non si porta dietro la madre quando esce! -
-Scusa, che male c'è, vengo solo a dare un'occhiata...-
-Papà!-
-Quinn-
-Paul!-
-Sarei parte della famiglia anche io. Mi chiamo Sarah.- Sallie Carter sedeva placida e ironica ai piedi delle scale, lanciando fette di salame a un festante cucciolo di bovaro che la inserì nel gioco abbaiando il suo nome. O magari intendeva dire "salame", ma a Sallie bastò-
- Se non ci fossi tu- gli disse.
- Dille qualcosa, papà-
-Sì...vai Paul-
- Ti ringrazio!-
Dal modo in cui sua moglie lo guardava, Holden Carter capì due cose:
1) non sarebbe comunque riuscito a fermarla
2) avrebbe dormito sul pianerottolo.
- Chiamala,no?-
Vide sua moglie esitare.
- Se non è lei?-
-Prova-
- Vado a casa loro. Se è chiusa non ci sono.-
-Quinn, chiamala.-
-Se mi dice che è in qualche punto sperduto del 'Verse poi mi viene da piangere. Vado a sellare il cavallo.-
- Non hai l'età per certe corse...-
Quinn Thomson mostrò a suo marito un chiarissimo dito medio.
Holden Carter sospirò.
- Da chi avrà mai imparato. - commentò Sallie melliflua.
Holden sbuffò una risata.
-Non c'è più l'educazione di una volta.- aggiunse lei.
-Proprio vero.-
-Io non sono così. Sono...educata, vero?-
-Nei giorni dispari, tesoro.-
Sallie non si scoraggiò.
- Beh, quindi stasera posso uscire.-
-No, tesoro, la punizione finisce tra quindici estati.-
Sallie Carter portò fuori il bovaro, rassegnata.
Holden rise. Prima di sparire di nuovo dietro le pagine dell'Herald gli tornarono in mente le parole di nonno Thomson:
"Vedi...la mia è una bella famiglia. Certo, sono tutti scombinati. Ma è una bella famiglia."